Della maturità (da declamare brandendo un dito indice)

“M’hai fatto la bua.
Quella è mia, non è tua.
Sei proprio cattiva,
ti metto la piva.
E finché vivrò,
non ti parlerò.
Che importa se poi,
che rimanga tra noi,
io metto i miei voti
ai bravi e ai beoti.
Io sono la buona,
la pura, la prona,
agli occhi degli altri
(non tutti son scaltri)…
E presto vivrai,
sì come vorrei,
del mondo le pene,
come si conviene.”

Un bell’anatema-
con tanto di schema –
com’è di costume
al peggiore lerciume.

La mi’ nonna mi diceva

La mi’ nonna mi diceva,
ché la vita conosceva,
lascia perde chi ‘un ti vole,
chi ‘un ti cerca quando pole,
chi ti fa de’ complimenti
solo pe’ i su’ tornaconti,
occhio poi che ti rovina
gente che è tanto meschina,
‘un te l’attacca’ alla gonna,
mi diceva la mi’ nonna.

Invisibile candore

Tenaglia dei miei giorni,
che soffochi l’azzurro dell’anima,
e cambi verso
e tono
al respiro delle parole,
sappi che non vincerai.

Non sono un nemico facile.

Mare di sozzura ipocrita,
che niente può detergere
se non uno sguardo limpido,
puoi solo circondarmi
e godere del mio annaspare,
ma sappi che non annegherò.

Ho tasche vuote di fragilità
e, finalmente, ali.

PianoEforte

STRIMPELLARE – Atto I

Musica.
Porta che si apre.
Occhi come dardi.
Porta che sbatte.
Silenzio.

SUONARE – Atto II

Musica.
Porta che si apre.
Luce negli occhi.
Mano sulla spalla.
Suona, amore.

Filastrocca del Primo Settembre

O tu che dal mare arrivi
o dal monte sui declivi,
forse sei sul lago andato
o in panciolle hai riposato…
E poi quando tu ritorni
(e nemmeno tutti i giorni)
al tuo posto di lavoro,
che ti accoglie con decoro,
tu vuoi dirmi che non trovi,
che tu proprio non lo scovi,
altro modo di parlar
che non sia il tuo lamentar?
Io saprei cosa ci vuol
per frenare il tuo gran duol,
qui lo dico e qui rimanga,
io ti fornirei una vanga!